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Sul significato di bellezza in fotografia

Sul significato di bellezza in fotografia

Ciao a tutti.

Un post per dirvi che non sono morta e che semplicemente sono stati due mesi intensissimi lavorativamente parlando per me, quelli che mi separano dall’ultimo post del blog: però con la testa e con il cuore ero sempre qui.

Ricomincio a scrivere con fame perchè sono chiaramente in astinenza.

La settimana scorsa ero in aeroporto per l’ennesima volta; e mi sono fermata di fronte all’edicola del duty free. Era da un sacco che non compravo una rivista, un po’ perchè sono abbastanza internet addicted un po’ perchè semplicemente da tanto non andavo in edicola. Mi sono caduti gli occhi sull’ultimo numero di Wired: che è una rivista che conosco, ma mai prima d’oggi avevo comprato.

L’issue autunno 2016 si intitola “La nuova bellezza. Il digitale ha modificato per sempre i nostri canoni estetici e culturali.” In questo issue sono stati coinvolti 20 autori delle più svariate professioni (artisti, ingegneri, filosofi, visionari delle più svariate forme) e ognuno ha detto la sua sul tema della bellezza inserita nel contesto della propria ricerca lavorativa e personale.

Ho deciso di comprarlo. Ed è un issue bellissimo da tutti i punti di vista.

E per me cos’è la bellezza?

Io credo che la bellezza guarisce.

Io credo nella bellezza, quella complessa, quella della forma insieme ai contenuti, quella del pensiero vivace e delle idee fuori riga.

Io credo nella bellezza che esalta. Nella bellezza che rasserena.

E siccome io faccio la fotografa e fotografo la gente, mi sono chiesta cosa per me è bello e cosa è brutto della fotografia di una persona.

Si potrebbe dire che il bello è tirare fuori dalle persone i loro lati speciali e unici e questo è sicuramente vero ma lo trovo un clichè o meglio una mezza verità.

Io credo che il bello vero sia collegarsi gli uni agli altri e permettere che, attraverso la macchina fotografica, si possa documentare quello che si crea dalla relazione tra due esseri umani.

E se è vero che ogni fotografo ha il suo occhio, è altrettanto vero che ogni fotografo ha una sua umanità diversa da quella di un altro e che non è necessariamente migliore o peggiore è solo diversa.

Quindi, a parità di soggetto fotografato e di parametri impostati sulla macchina, ognuno creerà la propria relazione e quindi usciranno storie fotografiche una diversa dall’altra.

Siamo esseri umani e metterci una macchina fotografica in mezzo tra me e te è solo aggiungere una variabile attraverso cui comunicare in un modo nuovo.

Non esiste fotografia di valore senza un essere umano dietro la macchina.

Non esiste fotografia di valore senza che si crei un canale di comunicazione tra fotografo e fotografato.

Lì c’è tutto la bellezza del mondo. O almeno per me questo significa fotografare la gente.

Dopo tutto questo pippone del giovedì sera, vi auguro una buona notte e state collegati che a breve ricominciamo con la pubblicazione di nuove foto del progetto Sottopelle.

I’m back!

Silvia

 

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